Il 2026 sarà la fine della “sbornia” del mercato del Whisky e l’anno della sua ripresa? Pt.1

Se il 2022 è stato l'anno dei record e dell'euforia post-pandemica, gli ultimi tre anni (2023-2025) hanno presentato un conto piuttosto salato all'industria del whisky. Tra magazzini troppo pieni, inflazione e un cambio nelle abitudini dei consumatori, molti si chiedono: il 2026 sarà l'anno della svolta?

La tempesta perfetta

Mentre i nuovi mercati crescono, quelli storici stanno "tirando i remi in barca". Il 2026 si apre con una serie di cicatrici profonde:

I pionieri caduti: Mackmyra, Waterford e Fercullen

Questi tre casi rappresentano la crisi delle "nuove realtà" che hanno puntato tutto sull'innovazione e il terroir, scontrandosi con costi di gestione insostenibili.

Mackmyra (Svezia): Dopo il fallimento nell'agosto 2024 e il salvataggio in extremis a ottobre dello stesso anno, la sfortuna ha continuato a colpire. Il nuovo proprietario e salvatore, Lennart Hero, è scomparso improvvisamente nel luglio 2025. Oggi la distilleria opera con uno staff ridotto all'osso, senza un Master Blender e con il solo obiettivo di gestire lo stock esistente. Il sogno del whisky svedese è in "coma farmacologico".

Waterford (Irlanda): Il progetto radicale di Mark Reynier è entrato in amministrazione controllata a fine 2024. Nonostante l'approccio rivoluzionario al terroir, l'alto debito e i prezzi di vendita troppo elevati per un whisky giovane hanno bloccato i flussi di cassa. Nel 2026, il sito è ancora in un limbo burocratico con 50.000 barili che attendono un compratore.

Fercullen / Powerscourt (Irlanda): Nonostante avesse vinto il premio come "World's Best Grain" proprio nel marzo 2025, la distilleria è entrata in amministrazione straordinaria a giugno 2025 ed è stata messa in vendita in estate. È la dimostrazione che i premi non pagano le bollette dell'energia e del malto.

Quando i leader del mercato si fermano, significa che il magazzino mondiale è pieno.

Diageo e Roseisle: In un annuncio shock di fine 2025, Diageo ha sospeso la produzione presso le Roseisle Maltings (uno dei più grandi impianti di maltazione al mondo) fino almeno a giugno 2026. Anche se la distilleria Roseisle continua a produrre, lo stop ai maltings serve a bilanciare l'eccesso di offerta. È un segnale fortissimo: c'è troppo whisky in giro rispetto alla domanda attuale.

Jim Beam (USA): Per tutto il 2026, la storica distilleria di Clermont rimarrà silenziosa. Un anno intero senza produrre una goccia di Bourbon per smaltire le scorte accumulate durante il boom post-pandemico.

Qui bisogna fare una distinzione importante tra "chiusura" e "consolidamento":

Glenglassaugh: È stata la vittima sacrificale. A gennaio 2025, Brown-Forman ha annunciato la messa in "mothballing" (messa a riposo/chiusura temporanea) a tempo indeterminato, con tagli al personale.

Benriach e GlenDronach: Non hanno chiuso, ma sono passate a un modello di "produzione condivisa". Significa che le distillerie lavorano a singhiozzo (le cosiddette silent seasons), alternando i turni di produzione per non saturare ulteriormente il mercato. GlenDronach sta puntando tutto sull'ultra-lusso (investendo milioni nel nuovo centro visitatori di Boynsmill House) per giustificare prezzi più alti a fronte di volumi di vendita più bassi.

Il 2026 non è l'anno della fine del whisky, ma l'anno della "Grande Pulizia". Stiamo passando da una fase di crescita selvaggia a una fase di realismo strategico. Per noi appassionati, questo significa prezzi più stabili (o in calo nelle aste) e la fine del marketing basato solo sui NAS venduti a peso d’oro rispetto ad imbottigliamenti migliori a prezzi più accessibili.

L’Italia che sta entrando piano piano in questo mercato riuscirà a superare questa tempesta o tante distillerie ne verranno inghiottite? La mia speranza e augurio è che tutte queste nuove realtà riescono ad affermarsi perché abbiamo delle realtà niente male. Staremo a vedere.

Slàinte mhath!

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